BLEFAROPLASTICA NON CHIRURGICA

Parlare di blefaroplastica non chirurgica può sembrare una contraddizione in termini. La blefaroplastica, per definizione, è un intervento chirurgico. Tuttavia, negli ultimi anni, questo termine è stato utilizzato per descrivere una procedura minimamente invasiva volta a creare un leggero “lifting” della palpebra superiore e inferiore.

Storicamente, l’invenzione di questa tecnica è attribuita al dott. Fippi, un medico estetico di Ostia, che brevettò un macchinario noto come Plexr®. Questo dispositivo utilizza il “plasma” per vaporizzare la cute, provocandone una retrazione. Si è scoperto che numerose micro-ustioni superficiali sulla pelle la fanno accorciare e restringere.

Questo effetto ha suggerito che una procedura non invasiva potesse sostituire quella chirurgica tradizionale, rendendola eseguibile in ambulatorio.

BLEFAROPLASTICA NON CHIRURGICA

Parlare di blefaroplastica non chirurgica può sembrare una contraddizione in termini. La blefaroplastica, per definizione, è un intervento chirurgico. Tuttavia, negli ultimi anni, questo termine è stato utilizzato per descrivere una procedura minimamente invasiva volta a creare un leggero “lifting” della palpebra superiore e inferiore.

Storicamente, l’invenzione di questa tecnica è attribuita al dott. Fippi, un medico estetico di Ostia, che brevettò un macchinario noto come Plexr®. Questo dispositivo utilizza il “plasma” per vaporizzare la cute, provocandone una retrazione. Si è scoperto che numerose micro-ustioni superficiali sulla pelle la fanno accorciare e restringere.

Questo effetto ha suggerito che una procedura non invasiva potesse sostituire quella chirurgica tradizionale, rendendola eseguibile in ambulatorio.

Una cosa che mi ha sempre contraddistinto quando parlo con i miei pazienti è l’estrema schiettezza. Il mio professore mi ripeteva sempre che un bravo medico e un bravo chirurgo devono saper dire “no” ai propri pazienti. Per questo mi sono sempre rifiutato di fare labbra a canotto, sopracciglia innaturali e lifting esasperati. Il mondo dell’estetica, soprattutto quella non chirurgica, è costellato di prodotti miracolosi, terapie rivoluzionarie e trattamenti definitivi. Purtroppo, spesso le cose non stanno così e anche il paziente più smaliziato può cadere nella trappola.

La blefaroplastica non chirurgica può facilmente essere uno specchietto per le allodole se il paziente non viene informato correttamente.

Lo strumento

Iniziamo col dire che quella che viene denominata “penna al plasma” non genera realmente plasma. Si tratta di un arco voltaico che si crea tra la punta di un ago e una superficie che contiene acqua, come la cute. 

Esistono numerosi apparecchi dotati di questa funzione, il Plexr® è stato il primo, ma ne sono seguiti molti altri. A mio avviso, non esistono prodotti migliori di altri; tutti sono ottimi e possono essere paragonati a un piccolo laser CO2 portatile. Nella mia borsa ne ho sempre uno che mi segue ovunque vada.

La tecnica

La tecnica sfrutta il principio per cui, creando micro-ustioni sulla cute, i punti trattati tendono ad avvicinarsi. Creando un reticolo di puntini sulla palpebra superiore e inferiore secondo uno schema detto “a cinque”, si ottiene una retrazione cutanea che prende il nome di  “tightening”.

Al paziente viene applicata una crema topica anestetica a base di lidocaina e, dopo circa 20 minuti, viene fatto accomodare per il trattamento. Di solito, il trattamento di entrambi gli occhi dura circa 20-30 minuti, al termine del quale il paziente può tornare a casa.

Post Trattamento

Dopo il trattamento, le palpebre saranno coperte di piccole crosticine puntiformi che dovranno essere lasciate intatte fino a che non cadranno da sole. Una volta cadute, il paziente dovrà proteggere l’area trattata con una crema solare ad alto SPF e una crema a base di ossido di zinco. L’intero processo di guarigione può durare da una a due settimane, durante le quali le palpebre saranno inizialmente molto gonfie. Durante questo periodo si consiglia di ridurre le attività fisiche e di non truccarsi per le prime 48 ore.

Assolutamente sì.
Il trattamento, se eseguito da un medico qualificato e con la giusta tecnologia, è un trattamento assolutamente sicuro.

Gli effetti collaterali della blefaroplastica non chirurgica sono pochi e sostanzialmente tutti reversibili.
I principali sono l’edema e il gonfiore. Se il paziente non si attiene scrupolosamente alle indicazioni del medico potremmo avere delle iperpigmentazioni al termine del trattamento.

No, questo trattamento è esclusivamente di tipo cosmetico e agisce solamente a livello cutaneo.
Non riguarda minimamente né le borse adipose né il muscolo orbicolare.

Difficile dare una risposta precisa, dipende da molti fattori. Mediamente la riduzione va da 1 a 4 mm.
Per questo motivo i pazienti candidabili al trattamento sono coloro che hanno un eccesso cutaneo molto modesto.

No, come tutti i trattamenti cosmetici, è una procedura che richiede di essere ripetuta almeno una volta all’anno.
Spesso anche più frequentemente.

Il recupero va da una settimana a 15 giorni.
Mediamente servono 10 giorni per la completa guarigione.

In genere con una crema anestetica il paziente avverte soltanto un po’ di fastidio, paragonabile a quello di un tatuaggio.

No, alla paziente viene semplicemente richiesto di venire struccata e almeno 20 minuti prima dell’orario di appuntamento per poter applicare la crema anestetica.

La singola seduta ha un costo di 500 euro.

© Copyright 2024 - Dott. Andrea Giansanti | Partita IVA: 01815800477 | Sito internet creato da Marketing Medico